Formula 1, GP Cina: vince Hamilton, Vettel 2°

0 336

A Shanghai la Mercedes del britannico non perde mai la testa e conquista il gradino più alto del podio. Vettel, partito in prima fila, nei primi giri perde posizioni ma è protagonista di due sorpassi capolavoro su Raikkonen e Ricciardo, chiudendo secondo. Terzo Verstappen davanti a Ricciardo. Raikkonen quinto.

SHANGAI –   Lewis Hamilton vince il Gran Premio di Cina, raggiungendo Sebastian Vettel (secondo) in vetta alla classifica generale e, soprattutto, mandando a tutti un messaggio chiaro: la chiesa è tornata al centro del villaggio. In realtà, le cose non stanno proprio in questo modo. O quanto meno, il villaggio, di chiese ne ha due.  Il margine, tutto sommato comodo (quasi 7 secondi) con cui l’inglese ha portato a casa la gara di Shanghai non racconta la reale differenza tecnica tra Mercedes e Ferrari né quella tra i due piloti.
La gara di Vettel è stata infatti pesantemente influenzata dalla sorte: la mossa, molto aggressiva, provata dal tedesco in avvio di gara, un pit stop anticipato che in teoria avrebbe potuto mettere sotto scacco Hamilton, è stata annullata da due safety car consecutive (la prima virtuale; la seconda materiale, causata da un errore di Giovinazzi che ha sfasciato la sua Sauber contro il muro del rettilineo). E alla fine la situazione si è rovesciata contro Sebastian: che si è trovato a dover ricominciare la gara in sesta posizione e senza alcun vantaggio di pneumatico. Nonostante questa partenza ad handicap, però, Vettel è riuscito a risalire la china. Nemmeno troppo lentamente. E ad arrivare a minacciare seriamente la Mercedes di Hamilton che non era riuscita a scappare come invece era abituata a fare fino all’anno scorso. A dieci giri dalla fine, dai box delle frecce d’argento l’ingegnere ha intimato al tre volte campione del mondo “alza il passo altrimenti ci prendono”. “Ma che diavolo è successo? – ha risposto Hamilton – erano dietro di dodici secondi”. Scene e parole che raccontano perfettamente il miracolo compiuto dalla Ferrari che è riuscita a recuperare con un lavoro invernale magistrale, un gap, quello dello scorso anno, che appariva incolmabile.

La Rossa appare oggi come una macchina del tutto diversa da quella che eravamo abituati a vedere. Vettel ci si trova perfettamente a suo agio e questo pare dare tranquillità a tutto l’ambiente che infatti sbaglia molto di meno e, anzi, sembra più propenso alla creatività, come, in fondo, i due pit stop anticipati provati oggi, dimostrano chiaramente. Chi sembra trovarsi meno a suo agio con questa macchina è Kimi Raikkonen. Il finlandese continua a fare gare del tutto diverse da quelle del compagno di squadra. Oggi, ad esempio, si è piazzato a 48 secondi di distanza da Hamilton, quinto. Peccato perché – considerando la pessima prestazione di Bottas, sesto, su Mercedes – avrebbe potuto regalare al team una giornata da primi della classe nel campionato costruttori (e invece alla fine conduce Mercedes per un punto).

La giornata plumbea di Shanghai ha raccontato però anche dell’altro:
1) Che quello dei sorpassi resi più difficili dai nuovi regolamenti è sì un tema, ma non così drammatico.
2) Che di fatto si stanno disputando due mondiali, uno tra Ferrari e Mercedes (leggi: Vettel e Hamilton) e uno tra tutti gli altri.
3) Che la Red Bull ancora non c’è.

A proposito della Red Bull: è stato buffo dover considerare che finché le condizioni meteo sono difficili (e dunque le macchine non avevano bisogno di tanto motore) Ricciardo e Verstappen sonoin grado di fare la voce grossa (insomma: che il telaio è buono, il motore no). In particolare Verstappen: con l’asfalto bagnato è il migliore in circolazione. Partito 16esimo, dopo appena un giro era settimo. A metà gara era terzo. Posizione che poi ha mantenuto fino alla fine grazie a una guida sempre al limite (memorabili i sorpassi a Ricciardo e Raikkonen) e a una strategia molto aggressiva. Bene anche Ricciardo che dopo aver subito l’aggressività del compagno di squadra e quella di Vettel (memorabile il ruota contro ruota stile Ben Hur) è riuscito a recuperare calma e sangue freddo. E per poco alla fine non è riuscito a restituire la gentilezza a Verstappen. Tutto considerato, per il team di Milton Keynes, un podio e un quarto posto, in questa fase della stagione, sono un bottino insperato. Male infine Giovinazzi. L’acquaplaning in rettilineo in un giorno come questo è un’ingenuità enorme. Che rischia di pagare caro.

L’ordine di arrivo del Gp di Cina
1. Lewis Hamilton (Gbr) Mercedes 1:37:36.160
2. Sebastian Vettel (Ger)Ferrari +00:06.250
3. Max Verstappen (Ola) Red Bull 00:45.192
4. Daniel Ricciardo (Aus) Red Bull 00:46.035
5. Kimi Raikkonen (Fin) Ferrari 00:48.076
6. Valtteri Bottas (Fin) Mercedes 00:48.808
7. Carlos Sainz Jr (Spa) Toro Rosso 01:12.893
8. Kevin Magnussen (Dan) Haas a 1 giro
9. Sergio Perez (Mex) Force India a 1 giro
10. Esteban Ocon (Fra) Force India

Ad 1 giro
11. Romain Grosjean (Fra)     Haas a 1 giro
12. Nico Hulkenberg (Ger) Renault a 1 giro
13. Jolyon Palmer (Gbr) Renault a 1 giro
14. Felipe Massa (Bra) Williams a 1 giro
15. Marcus Ericsson (Sve) Sauber a 1 giro.
Ritiri: Fernando Alonso (Spa) McLaren, Daniil Kvyat (Ru) Toro Rosso, Stoffel Vandoorne (Bel) McLaren Antonio Giovinazzi (Ita) Sauber, Lance Stroll (Can) Williams.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

otto + quattro =