Formula 1, l’olio “dopato”: scoperto il segreto della Mercedes?

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Anche in Formula 1 esiste il doping: non quello dei piloti, ma delle macchine. Sotto accusa ci finisce l’olio.

Il motivo è presto detto: poiché la benzina di una monoposto di F1 può contenere una limitatissima quantità di additivi mentre la formulazione del lubrificante è libera, i tecnici delle scuderie hanno studiato un meccanismo per far andare un po’ d’olio con ingredienti ad hoc nella camera di scoppio, ovvero dove il carburante prende fuoco. Doping tecnologico, insomma, ad oggi perfettamente legale.

Un buco nel regolamento che però verrà presto vietato: dopo la denuncia presentata due mesi fa dalla Red Bull, la Fia ha sottolineato che non ci sono infrazioni, ma ha varato una regola che vieterà la pratica dal 2018. Nel dettaglio, verrà introdotto l’obbligo di usare la stessa specifica di lubrificante per tutto il fine settimana di gara. Non un vero divieto, dunque: il motore continuerà a usare olio (non può essere altrimenti), ma il cavillo costringerà gli ingegneri a seguire altre strade.
Per inciso, sull’olio “dopato”, in Formula 1 ora regna l’omertà. Ma il sospetto è che il tanto chiacchierato “bottone magico” della Mercedes, che in qualifica riesce notevolmente ad aumentare la potenza, altro non sia che la particolare miscela messa a punto dai tecnici. Nel paddock, ora, lo pensano tutti, o quasi. E questo anche perché, ora, la vicenda dell’olio “truccato” non è più un mistero, e il fatto che la Ferrari abbia raggiunto, o quasi, il motore tedesco sta lì a dimostrarlo: svelato il trucco, svelato l’inganno, la Formula 1 non è più soltanto “formula Mercedes“.

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