Atletica, Manyonga sfida il muro: “Ora punto ai 9 metri”

Da ragazzo saltava scalzo in una township sudafricana, ora il lunghista con 8.62 è 12° all-time: "L'8.95 resiste da 25 anni. Troppi"

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Lo ha detto chiaro e tondo: “Voglio diventare il primo uomo al mondo a volare oltre i nove metri”. Più in là di Mike Powell, più in là della leggenda di Bob Beamon, più in là dei sogni e della fantasia. A Luvo Manyonga è consentito. Il 26enne sudafricano, venerdì scorso, sfruttando l’aria rarefatta dei 1271 metri sul livello del mare di Pretoria, è atterrato a 8.62 (+1.2). Nessuno saltava così lontano da nove anni. La misura, la dodicesima all-time all’aperto al pari di quella raggiunta del giamaicano James Beckford (al conto si potrebbe aggiungere l’8.71 al coperto del tedesco Sebastian Bayer agli Euroindoor di Torino 2009), è valsa anche il record africano della specialità. Il precedente, di Khotso Mokoena, era di 12 cm inferiore (Madrid, luglio 2009). Il personale, invece, di 14 (firmato a Bruxelles, il settembre scorso).
IL SOGNO — Insomma: l’impresa realizzata allo stadio universitario della capitale amministrativa del Paese, nel corso dei Gauteng North Championships, è ricca di valori e di significati. Soprattutto perché realizzata da un atleta che non sbuca dal nulla – Manyonga è vicecampione olimpico in carica – e che sta dimostrando grande continuità. Due settimane prima, a Bloemfontein, s’era spinto a 8.46. E nella serie di Pretoria, dopo l’8.62 (raggiunto al primo tentativo), sono arrivati anche un 8.29 e due 8.34. “E pensare – ha commentato il suo coach Neil Cornelius – che nulla è stato finalizzato. Una misura così non era certo stata programmata: avevamo fatto solo lavori di quantità. Eppure tutto è venuto così facile”. Ecco, allora, l’obiettivo (l’utopia?) dei nove metri. “Il primato del lungo – dice Luvo – l’8.95 di Powell, resiste da oltre 25 anni. Sono troppi. È ora di migliorarlo. E io credo di poterci provare. Non so quando, non fisso una data: ma prima o poi succederà”. Con tutto il fascino legato all’eventuale caduta di un muro che, oggi, pare infrantumabile.

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